La parola scritta è un'opera lirica
Si può vivere senza giornali? Certo, così come si può vivere senza teatro, senza Eschilo e Shakespeare, o senza opera lirica, senza Mozart e senza Rossini. Ma un mondo senza Eschilo e senza Shakespeare, senza Mozart e senza Rossini e senza giornali di carta e inchiostro sarebbe un mondo più povero, più triste, più piatto, più scemo.

Da oggi il Foglio.it pubblicherà (nella sezione "Battaglie culturali") una serie di articoli dedicati ai "giornali come opera lirica". Proprio perché accettiamo l'evidenza dell'acquisita vittoria del Web sulla carta stampata, useremo il Web per dare più forza a una battaglia culturale in difesa di qualcosa che non è "reliquia del tempo andato" ma "attualissima bellezza".
Si può vivere senza giornali? Certo, così come si può vivere senza teatro, senza Eschilo e Shakespeare, o senza opera lirica, senza Mozart e senza Rossini. Ma un mondo senza Eschilo e senza Shakespeare, senza Mozart e senza Rossini e senza giornali di carta e inchiostro sarebbe un mondo più povero, più triste, più piatto, più scemo. Accettare l’evidenza, ovvero l’acquisita vittoria del Web, della tv ma anche del semplice cellulare nel campo dell’informazione in tempo reale, significa davvero organizzare funerali anzitempo per il quotidiano comprato in edicola? Noi pensiamo di no, e non solo per via della sindrome “Cicero pro domo sua”. Non ha senso mandare al macero la Callas, dando per scontato che nessuno avrà più voglia di ascoltarla, solo perché va molto di moda Amy Winehouse. Non stiamo dicendo che il giornale va protetto perché è una reliquia del buon tempo andato. Qualcuno oserebbe sostenere che il “Don Giovanni” è una reliquia del buon tempo andato, e non attualissima bellezza?
Ecco, per quanto lo riguarda il giornale di carta e inchiostro è un modo attualissimo e irripetibile di cercare di capire le cose del mondo, non alternativo ma neppure subalterno all’ormai predominante costume di attingere notizie da un video. Il giornale di carta e inchiostro, selettivo per necessità, è un’opportunità sperimentata e inimitabile di darsi da pensare. E’ sangue che circola, è carta che canta. La sua presa sul mondo non si è indebolita, è solo cambiata, forse in meglio: è la nostra scommessa, vorremmo che fosse la scommessa di molti.